È un filo che si dipana dalla scrivania dell’ufficio, scende per la strada trafficata, commerciale ed etnica – negozi e bar poverelli – sale su un cavalcavia (una foto alle luci delle gru, strane, aliene) e si imbatte nell’epifania di Corso Como e dei suoi aperitivi, locali carucci. Più avanti, vicino al Radetzk* – belle ragazze, bei ragazzi/uomini danarosi – il filo si annoda morbidamente per valutare se abbia senso fotografare un barbone immerso nel sonno etilico a 50 metri dai vassoi di ostriche Sarà per vigliaccheria, ma sembra brutto, no? Rubargli anche una foto …
Ma alla libreria Utopia il filo diventa gomitolino, che la libreria è piccola e carina e sembra un avamposto di sostanza contro la forma, un non prevalebunt! verso i dintorni.
Si snoda poi lungamente per Brera dove fa un archetto per fotografare un’opera d’arte effimera, vicino ad un picnic di 5 peruviani allegri.
Corre lungo un corso sconosciuto, fa un nodino con qualcuno che chiede informazioni (che ormai le so dare) e termina in una bella e fredda camera di un hotel a 5 stelle, ad aggrovigliarsi senza motivo.







