venerdì, 20 novembre 2009,21:53
Diciamolo.
Che a Parigi ci siano molti italiani, si sa.
E quindi che in piazza de la bastille lo scatenato gruppo di rapper multietnico prenda di mira una donna italiana, che il grosso nero se la sbaciucchi, insomma, uno può anche aspettarselo. Che la stessa assista estatica alla furiosa e fisica dance, che lanci urletti e gridolini ammirati, ci può anche stare;

ma che sia tua madre, 74enne, ecco, la cosa stupisce.
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giovedì, 19 novembre 2009,09:11

Parto domani mattina per Parigi: ci sono stato 3 o 4 volte, di cui due mitici capodanni.
La prima volta (ero giovane!) avevo in mano una bottiglia di cognac, da cui attingevamo un po' tutti e insomma si era un po' così e la mise era quella di tuttalanotefuorialfreddo e cioè similbarboni e la bottiglia non aiutava a mantenere la rispettabilità e insomma non ti incontro la fighetta carinissima simpaticissima amica  che mi saluta allegra?
Da seppellirsi. 

(che poi eravamo ubriachissimi - figuriamoci che ho rifiutato di comprare una ragazza spagnola di 16 anni in cambio della bottiglia, scambio convenientissimo -  ma per tornare in albergo camminammo per due ore e mezzo e alla fine eravano assolutamente sobri e sani).

La pecorella non c'entra niente, ma è bella.

pecorella
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Link | categoria:serate, luoghi
mercoledì, 18 novembre 2009,10:12
È strano vedere come giorno dopo giorno
 uno squallido miniappartamento di uno squallido residence nella squallida periferia di Milano, grazie al lento depositarsi di vestiti scarpe nella camera soggiorno, di roba da bagno varia ed articolata in bagno e di spezie scatolame (e uischi dieci anni, grazie Ivana)
si trasformi
in uno squallido miniappartamento di uno squallido residence nella squallida periferia di Milano però un po' tuo.

E ho  recentemente scoperto una porta scorrevole (nascosta benissimo) e il terrazzo che è proprio un terrazzo o balcone grandissimo.
Magari  ci metto un vasetto di timo, che ancora più casa.

DISCLAIMER: mi sento in colpa a non rispondere ai commenti. Prima o poi lo faccio, eh.
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Link | categoria:luoghi, sollievi
martedì, 17 novembre 2009,14:27
fianco a fianco, per tre giorni, è pesantissimo.
1) devi lavorare davvero
2) non ti apri mai un blog
3) non ti leggi la tua posta e non mandi mail personali
4) se poi la tipa con cui lavori è al tuo fianco e tu hai il popup di outlook, sei sempre nervoso che possa arrivare qualcosadi buffo.

Però sono dannatamente produttivo.

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lunedì, 16 novembre 2009,09:34
E comunque del rugby mi mancano un sacco di cose,
 l’odore di canfora negli spogliatoi,
lo sguardo di conforto con Guido quando vedevi gli avversari passare e sembravano enormi e tu ti sentivi piccolo piccolo,
l’entrare nel campo gelato e rompere con i tacchetti il ghiaccio nelle pozzanghere dove saresti a breve finito con la faccia,
la vestizione a strati per gli allenamenti con tutti i vecchi pigiami requisiti,
la sensazione della squadra, di noi lì contro di loro, di correre in aiuto del compagno e di sapere che il compagno aiutava te,
l’intervallo in campo e il doping con tè carichissimo e zuccheratissimo,
sapere che tutto quello che è per terra è erba e quindi anche l’avversario caduto e passeggiarci sopra con i tacchetti (ma poi toccava a te e mica ci si lamentava).
 
Mi manca anche l’incastrarsi in mischia ordinata, la mia testa fra le chiappe del tallonatore e del pilone o fra quelle delle due seconde linee: e se uno pensa agli effluvi, si capisce che queste mancanze sono roba seria.
 
 
 
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Link | categoria:sport, autoreferenzialia
sabato, 14 novembre 2009,15:28

Era novembre e faceva un freddo da anni ‘70, lo ricordo. Avevo 17 anni. Partimmo da Torino all’alba, per andare a Rovigo. Ricordo che eravamo in tre e giocavamo a rugby, nella giovanile dell’Ambrosetti Torino, allora in serie A.

Si andava a vedere la prima partita degli All Blacks in Italia.

Ricordo come fosse tutto artigianale, semplice. Qualche migliaio di persone  e noi ci mettemmo a bordo campo, sull’erba.  Ricordo l’haka, che strana.

L’enorme n.8 Mexted mi venne quasi addosso,  ricordo.

E ricordo che quasi vincemmo: perdemmo di pochissimo e segnammo una meta meravigliosa, noi, la minima Italietta rugbistica contro loro, i Maestri.

Ricordo che abbracciai uno dei dieci o venti tifosi neozelandesi, visibilmente ubriaco.

 

Ricordo che arrivai a casa dopo la mezzanotte, camminando nella città gelida,  felice.


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Link | categoria:sport, gite
venerdì, 13 novembre 2009,09:29
Ma forse è meglio così.
Che sia ancora più chiaro, anche a quella  fascia (piccola, grande, boh) di gente che ha votato lo Schifoso, quale sia la concezione che dello Stato ha questa persona.
Per salvarsi, impone una legge che cancella processi, che tutela il truffatore per milioni di euro (se incensurato), che salva di fatto il corruttore, il falsificatore di bilanci, chi froda il fisco.
 
Massì, dai. Faccio la punta ad una matita – quanto mi piace usare il temperino, sì lo so, è una confessione  – e mi preparo alla strana vacanza a Parigi di tre giorni, con mamma e sorella.  
mercoledì, 11 novembre 2009,09:19
Poi dite che non vi voglio bene.
Ricettina semplice ma buonissima, non inventata ma un po’ interpretata.
 
Prendete – per due persone, dai – 300-350 grammi di salsiccia (decente: che non abbia coloranti, almeno) e un grappolo d’uva, bianca o nera, ma con la buccia sottile (diciamo 40 acini).
 
Appoggiate con affetto  la salsiccia in 5 o 6 pezzi in una padella antiaderente, bucherellatela (con l'apposito attrezzo, il "bucarellino", dal manico in radica e i rebbi in argento, 152 euro, nei migliori negozi di casalinghi: in alternativa, come faccio io, con la forchetta), fatela rosolare, mettete un po’ di vino bianco, fissshhhhh, poi buttate il vino bianco che si porterà dietro parte del grasso salsiccioso.
 
Mettete altro vino - un bicchiere? quelcheè -  e cuocete su fuoco allegro per 3 o 4 minuti, coperto.
Aggiungete l’uva, ancora incoperchiato per un minuto, poi scoperto a consunzione del liquido di cottura.
 
Buona, autunnale, strana. Taluno, (lectio difficilior) usa l’uva fragola, ma non so.
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martedì, 10 novembre 2009,10:32
Insomma, è finita così, bruscamente.
È che mi apparsa di colpo invecchiata, con i suoi difetti diventati molesti, da divertenti che erano. E l’indulgenza si trasforma presto in fastidio, in irritazione.
Così, io che sono impulsivo lunedì ho deciso: la storia è finita.
 
E ieri mattina – sì, sette giorni bastano - ho sostituito la vecchia Clio blu, di 121.276 km con una spocchiosa Ypsilon, dal tragico colore rosa perla, adattissima ad una anziana, ma dinamica signora.
Anche se decisamente sprintosetta, devo dire.
La Clio l’ho lasciata dal concessionario e mi sembrava mentre mi allontanavo sull’altezzosa Perlina  che mi sussurrasse “scusa, guarda che hai dimenticato qui le chiavi”.
Sigh.
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domenica, 08 novembre 2009,18:11

Il Libro Tibetano dei Morti lo avevo letto a 17 anni, animato dal nobile e profondo scopo di far colpo (cioè: far sesso) su una fanciullina interessata genericamente a buddismo et similia. Mi ricordavo vagamente delle orde di divinità incazzate che il moribondo  doveva immaginarsi e di qualche citazione in Woody Allen (ognino ha i suoi modelli di riferimento) e basta (con la fanciullina era servito a poco, ma per colpa mia).

Mi sono trovato ieri in un tram storico dove esponevano delle foto (belle: alcune molto belle, come quelle di Zeromeno, prezioso fotografo, vedasi link, a lato non ve ne pentirete, io odio in genere i dilettanti, fidatevi) e dove, non so come dire, facevano delle performances (le performances si fanno? Si performano?)

 

Insomma, la performances consisteva nel leggere brani scelti dal Bardo Thodol, appunto, nel tram buio che girava per Torino il cui guidatore - evidentemente esaltato dalla ghiotta possibilità di guidare il predetto tram (c’è un’associazione di tram storici, vabbè, ognuno ha i suoi gusti) -  scampanellava ad ogni curva.

 

A me veniva da ridere.

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