Che a Parigi ci siano molti italiani, si sa.
ma che sia tua madre, 74enne, ecco, la cosa stupisce.

Era novembre e faceva un freddo da anni ‘70, lo ricordo. Avevo 17 anni. Partimmo da Torino all’alba, per andare a Rovigo. Ricordo che eravamo in tre e giocavamo a rugby, nella giovanile dell’Ambrosetti Torino, allora in serie A.
Si andava a vedere la prima partita degli All Blacks in Italia.
Ricordo come fosse tutto artigianale, semplice. Qualche migliaio di persone e noi ci mettemmo a bordo campo, sull’erba. Ricordo l’haka, che strana.
L’enorme n.8 Mexted mi venne quasi addosso, ricordo.
E ricordo che quasi vincemmo: perdemmo di pochissimo e segnammo una meta meravigliosa, noi, la minima Italietta rugbistica contro loro, i Maestri.
Ricordo che abbracciai uno dei dieci o venti tifosi neozelandesi, visibilmente ubriaco.
Ricordo che arrivai a casa dopo la mezzanotte, camminando nella città gelida, felice.
Il Libro Tibetano dei Morti lo avevo letto a 17 anni, animato dal nobile e profondo scopo di far colpo (cioè: far sesso) su una fanciullina interessata genericamente a buddismo et similia. Mi ricordavo vagamente delle orde di divinità incazzate che il moribondo doveva immaginarsi e di qualche citazione in Woody Allen (ognino ha i suoi modelli di riferimento) e basta (con la fanciullina era servito a poco, ma per colpa mia).
Mi sono trovato ieri in un tram storico dove esponevano delle foto (belle: alcune molto belle, come quelle di Zeromeno, prezioso fotografo, vedasi link, a lato non ve ne pentirete, io odio in genere i dilettanti, fidatevi) e dove, non so come dire, facevano delle performances (le performances si fanno? Si performano?)
Insomma, la performances consisteva nel leggere brani scelti dal Bardo Thodol, appunto, nel tram buio che girava per Torino il cui guidatore - evidentemente esaltato dalla ghiotta possibilità di guidare il predetto tram (c’è un’associazione di tram storici, vabbè, ognuno ha i suoi gusti) - scampanellava ad ogni curva.
A me veniva da ridere.